Exhibitions / Past
.
Peep-Hole e CAC Brétigny
nel contesto di Six Ways to Sunday presentano
Reversibility
A Theatre of De-Creation
Chapter III
Inaugurazione 10 aprile 2012. Performance di Esther Ferrer alle ore 19.00
11 aprile – 19 maggio 2012
Di Pierre Bal-Blanc con Andrea Büttner, Esther Ferrer, Felix Gonzalez-Torres, Sanja Ivekovic, Ben Kinmont, Jiri Kovanda, Marcello Maloberti, Teresa Margolles, Emilie Parendeau, Martha Rosler, Santiago Sierra, Slaven Tolj, Isidoro Valcárcel Medina.
Reversibility - A Theatre of De-Creation (Reversibilità – Un teatro della de-creazione) è un’analisi sotto forma di mostra del concetto di “mediazione” dell’opera d’arte attraverso la sua “de-creazione” per mezzo di una conversione temporanea in un altro modello cognitivo che permetta al pubblico di avvicinarsi al lavoro dell’artista. Allo stesso tempo, il progetto intende mostrare la reversibilità dei due processi di creazione e de-creazione che sono parte dell’opera in ogni circostanza, sia nel momento in cui il processo creativo si qualifica come opera d’arte, sia in quello del suo declassamento a prodotto/feticcio culturale.
Il prologo di Reversibility ha avuto luogo nello stand di The Fair Gallery (gb agency, Parigi; Hollybush Gardens, Londra; Jan Mot, Bruxelles; Raster, Varsavia), nel contesto commerciale della Frieze Art Fair di Londra, nel 2008. Il suo sviluppo è stato presentato nel 2010, all’interno di un’istituzione pubblica, il CAC Brétigny - Centre d’art contemporain di Brétigny. L’epilogo ha luogo nel 2012 da Peep-Hole, quindi all’interno di una struttura indipendente non profit, finanziata dalle donazioni di artisti.
La struttura attanziale in tre parti di Reversibility - A Theatre of De-Creation riprende lo schema dell’epica classica: prologo, sviluppo (dell’azione) e epilogo (il finale). In occasione di ciascun capitolo e all’interno di ogni insieme di opere, un lavoro storico è messo specificatamente in relazione con uno scenario ogni volta differente (commerciale, istituzionale e indipendente), seguendo un principio di equivalenza funzionale e simbolica: al prologo che si è svolto nell’ambito di Frieze a Londra faceva da cornice un’opera storica di David Lamelas, Dos Espacios Modificados (1967 -2008); la seconda parte, presentata al CAC, Brétigny era costruita attorno a Floating Wall (2009) di Robert Breer; l’epilogo presentato da Peep-Hole, Milano è scandito dai ritmi di No Necesita Título (1990–2012) di Isidoro Valcárcel Medina.
In occasione della mostra verrà pubblicato il catalogo dell’intero progetto Reversibility – A Theatre of De-Creation, edito da Mousse Publishing.
Reversibility – A Theatre of De-Creation è parte di Six Ways to Sunday, un programma pluriennale con il quale ogni anno Peep-Hole dedica un evento alla collaborazione con un’istituzione d’arte contemporanea, diventandone temporaneamente la project room satellite. Dopo MUSEION Bolzano nel 2010 e CAC Vilnius nel 2011, l'edizione del 2012 vede protagonista il CAC Brétigny.
CAC Brétigny è un centro d'arte contemporanea. La definizione e lo sviluppo dei suoi obiettivi hanno influenzato le attività dello spazio orientandolo alla produzione, esposizione e documentazione, in un processo di evoluzione continua. L’intera programmazione di mostre e collaborazioni con artisti viene svolta come un mezzo di creazione e di educazione, promuovendo le relazioni sociali del centro d'arte con il suo territorio. Diverse opere d'arte sono state realizzate appositamente per il CAC, queste sono allestite secondo l’idea del “Falanstero” e sono in esposizione permanente.
www.cacbretigny.com
La mostra è parte del progetto Shrinking World realizzato con il contributo di Fondazione Cariplo.
Si ringrazia Baci Perugina.
Si ringraziano: The Museum of Contemporary Art, Los Angeles, Collezione Generali Foundation, Vienna, Electronic Arts Intermix (EAI), New York, The Felix Gonzalez-Torres Foundation, New York, Collezione FRAC Lorraine, Metz, Air de Paris, Parigi, GB Agency, Parigi, Galleria Raffaella Cortese, Milano, Hollybush Gardens, Londra, Galerie Peter Kilchmann, Zurigo, ProjecteSD, Barcellona, Prometeogallery di Ida Pisani Milano/Lucca.
Un ringraziamento speciale alle mense di carità della città di Milano per l’opera di Isidoro Valcárcel Medina: Centro Sant’Antonio, Convento dei Padri Cappuccini, Opera Messa della Carità, Opera Pane Sant’Antonio, Opera San Francesco per i Poveri, Opera Pia Pane Quotidiano.
Inaugurazione martedì 10 aprile 2012m ore 18.30. Performance di Esther Ferrer ore 19.00
11 aprile – 19 maggio 2012
martedì – sabato 15.00-19.00 o su appuntamento
Peep-Hole Via Panfilo Castaldi 33, 20124 Milano
info@peep-hole.org T. +39 3397656292 | +39 3385694112
Press info Stefania Scarpini stefania@peep-hole.org
.
.
.
Reversibility
A Theatre of De-Creation
Di Pierre Bal-Blanc
Chapter I: Prologo
Con Michal Budny, Andrea Büttner, Rafa? Bujnowski, Claire Hooper, David Lamelas, Benoit Maire, Deimantas Narkevicius, Dominique Petitgand, Pratchaya Phinthong, Pia Rønicke.
The Fair Gallery, Frieze Art Fair, Londra 2008
Chapter II: Sviluppo
Con Annie Vigier & Franck Apertet (Cie les gens d’Uterpan), Giasco Bertoli, Robert Breer, Sanja Ivekovic, François Laroche-Valière, Marianne Maric, Rainer Oldendorf e Jimmy Robert & Ian White.
CAC Brétigny, 2010
Chapter III: Epilogo
Con Andrea Büttner, Esther Ferrer, Felix Gonzalez-Torres, Sanja Ivekovic, Ben Kinmont, Ji?í Kovanda, Marcello Maloberti, Teresa Margolles, Émilie Parendeau, Martha Rosler, Santiago Sierra, Slaven Tolj, Isidoro Valcárcel Medina.
Peep-Hole, Milano, 2012
No Necesita Título (1990–2012) dell’artista spagnolo Isidoro Valcárcel Medina è un’installazione di più tavoli da ristorante apparecchiati. Tovaglie, piatti e bicchieri sono disposti per ricevere 6 pasti. L’assenza delle posate e dei tovaglioli invita il visitatore a consumare i piatti con lo sguardo e non a sedersi e servirsi, nonostante i pasti siano freschi e commestibili: un cartellino posto vicino a ogni piatto indica infatti la loro provenienza da tante mense di carità quanti sono i posti ai tavoli. I pasti sono gli stessi offerti ogni giorno alle persone che beneficiano dell’aiuto di queste organizzazioni sociali situate in città. No Necesita Título disegna quindi una cartografia vivente della città dove l’opera è esposta, prendendo come punti di riferimento i dispensari che compensano la mancanza di risorse per alcuni dei suoi abitanti. Questo spaccato della complessità della città restituisce alla sua immanenza un’opera che cerca di sfuggire a una rappresentazione prestabilita della realtà e che se non ha bisogno di titolo, è per distinguersi da una produzione metaforica che rinvierebbe a una copia della realtà. Se non è “senza titolo”, è per resistere alla convenzione dell’arte che assoggetta l’opera a un regime di identificazione per filiazione. No Necesita Título ha tutta la sua consistenza, è una realtà tangibile grazie alla prossimità della provenienza e all’odore familiare dei piatti ed è “a questo titolo” che si fa opera. La realtà generata dall’opera di Isidoro Valcárcel Medina viene trasmessa in tempo reale grazie a questa rete associativa della città. La collettività è presente attraverso l’azione che intraprende per compensare il deficit di risorse di alcuni suoi membri. Con No Necesita Título la realtà dello spazio pubblico investe quello espositivo riempiendo quotidianamente i piatti della mancanza di risorse di cui soffre.
Se l’opera di Isidoro Valcárcel Medina, introduce la mostra nel contesto non commerciale di Peep-Hole, Untitled (A Corner of Baci) (1990) di Felix Gonzalez-Torres emerge direttamente dalla memoria di questo luogo. Prima dell’esistenza dello spazio no profit infatti, la galleria privata Massimo De Carlo che occupava questa sede aveva realizzato la prima mostra personale di Felix Gonzalez-Torres in Europa. I cioccolatini che compongono l’opera, prestata per l’occasione dal MOCA di Los Angeles, devono provenire da una specifica fabbrica situata in Italia e sono offerti ai visitatori che li desiderano. Untitled (A Corner of Baci), realizzata negli anni novanta, fa riemergere l’idea del dono e della comunione con lo spettatore durante il periodo del governo Reagan, che non dimostrava certo un pari altruismo. Inoltre, l’opera si rifà a un rituale cristiano ed è anche una reazione all’epidemia di AIDS che imperversava in quegli anni. Come per tutte le sue opere, Felix Gonzalez-Torres attiva un gioco di ambivalenze accentuando l’aspetto sensuale (in questo caso anche con il nome dei “Baci”) della sua esperienza personale e di quella degli spettatori, che incorporano letteralmente il suo lavoro.
Ben Kinmont riprende un principio simile. Congratulations (1995) è un’opera realizzata per la prima volta in occasione di una mostra a Houston negli Stati Uniti, in uno spazio che pur avendolo invitato non poteva sostenere le spese del suo viaggio. Per Reversibility, Ben Kinmont ripete la stessa operazione utilizzando il budget di produzione del suo lavoro per mandare regolarmente per tutta la durata della mostra un mazzo di fiori, acquistato da un fiorista di Milano, accompagnato da un bigliettino firmato “Congratulazioni”.
A LOUER # è un dispositivo proposto da Emilie Parendeau che consiste nell’attivazione di un’opera programmatica. L’opera o le opere testuali che l’artista seleziona in risposta ad un determinato contesto - prendendosi cura di richiederne il prestito all’artista o a chi lo rappresenta - sono considerate come delle istruzioni per l’uso e la realizzazione in forma materiale di questi lavori costituisce la sua opera. Il processo attivato dalla Parendeau si chiude nel momento dell’esposizione, con la produzione di una documentazione di questa esperienza. A LOUER # 8 (2012), realizzata per Reversibility, consiste nel succedersi, in due periodi di uguale durata nel corso della mostra, dell’attivazione delle opere di Ji?í Kovanda Untitled (2008) e di Lawrence Weiner IN AND OUT. OUT AND IN. AND IN AND OUT. AND OUT AND IN (1971), utilizzando per la realizzazione di entrambe le zollette di zucchero indicate nell’opera di Kovanda.
Nella fotografia di un’azione realizzata a Città del Messico nel 1996, Collection of Rotten Vegetables to Be Suspended at the Entrance to the Subway, Mexico City, Mexico, May 1996, che prende la forma di un verbale poliziesco, Santiago Sierra recupera gli alimenti invenduti in uno dei più grandi mercati messicani per rimetterli in circolazione, questa volta gratuitamente, davanti all’entrata di una fermata del metro. Santiago Sierra realizza un’installazione plastica - le verdure imballate sono presentate sospese per dichiarare la loro disponibilità - riqualificando il concetto di esposizione come dispositivo di messa in circolazione delle derrate disponibili.
L’effetto necrologico del mezzo fotografico è enfatizzato dall’immagine “con didascalia” Vra?am se za 5 minuta, (Come Back in 5 Minutes, 2010) di Slaven Tolj, che traduce il suo intervento a un festival di performance in occasione del quale l’artista si limita a scarabocchiare a mano su un pezzo di carta il messaggio: “Torno tra 5 minuti”, lasciandolo nel luogo dove si attende il suo intervento. All’azione si sostituisce l’assenza fisica dell’autore, rappresentata dal bicchiere d’alcool e dalle sigarette che tradiscono un senso di disagio e impotenza. In BIRRA, MORE E FANTASIA/ “OH” u OHA (Beer, Love and Phantasy/"He" and Her) - dalla serie Sweet Life (1975-76) - Sanja Ivekovic mette a confronto le fotografie della sua vita privata a Zagabria in ex-Yugoslavia, con quelle che compaiono sui media dell’epoca. Il carattere normativo della fotografia è associato ai condizionamenti dei comportamenti privati che nel caso del lavoro in mostra potrebbero essere quelli di una relazione d’amore, come quelli di un messaggio pubblicitario. Nel lavoro di Ji?í Kovanda, Bez názvu (Ohne Titel / Untitled) (2009), non è più la fotografia a fissare l’assenza del corpo, ma è direttamente l’angolo dello spazio espositivo a inquadrare i vapori dell’alcool della sua ubriacatura. Alcolemia associata all’angolo, di cui si conosce l’uso repressivo che ne ha fatto l’educazione, si ritrova anche nel disegno di Andrea Büttner D. Roth and M. Kippenberger Are Meeting at the Bridge of Sighs (2006), che fa riferimento sia all’opera Martin, ab in die Ecke und schäm Dich / Martin, Into the Corner, You Should be Ashamed of Yourself (1989) di Kippenberger, sia alla dipendenza da stupefacenti che Kippenberger condivideva con Dieter Roth.
Il dispositivo antirappresentativo di No Necesita Título di Isidoro Valcárcel Medina inscrive il terzo capitolo di Reversibility - A Theatre of De-Creation in una realtà che svela le intenzioni antiteatrali all’origine di questo progetto.
I termini “teatro” e “messa in scena” sono impiegati in senso inverso, per contrastare “l’artificio” con le sue armi e sul suo terreno simbolico. Reversibility è quindi una mostra-regia dell’idea di una curatela che si inserisce in un campo di immanenza, popolato da opere che operano per materia e non per sostanza, per funzione e non per forma. “Non è un fantasma, è un programma” di artisti che costruiscono relazioni per contagio e non per filiazione. Come Teresa Margolles con Plato de fruta (2004) - un piatto in ceramica realizzato con l’acqua usata nell’obitorio per lavare i cadaveri di persone assassinate - che non si innesta in una tradizione artigianale, ma produce un metabolismo tra una tecnica di lavoro manuale e le condizioni (in Messico dove il piatto è fabbricato) di vita nocive che la circondano. Il piatto di frutta fresca, seguendo la prospettiva di tutta la mostra non intende rappresentare una natura morta ma restituire la complessità vivente della natura.
Questo teatro della de-creazione è più un teatro delle operazioni all’interno di una determinata logica, che la messa in scena dell’immaginazione. Il suo epilogo è una composizione di differenti temporalità e affettività (le opere) su un piano di consistenza (la mostra), un programma che vale allo stesso modo per l’essere animato e inanimato, artificiale e naturale. Un diagramma che impartisce i ruoli imposti (artista, curatore, spettatore) solo per negarli. Una mostra, insomma, che incoraggia le combinazioni eterogenee dove i ruoli non si distinguono per la velocità e la lentezza, le azioni e le passioni. Come nell’immagine del sole bruciante che cala nell’acqua di una cartolina, posta in un pacchetto di sigarette in Cleopatra (2012) di Marcello Maloberti, o quella degli animali che si abbeverano come degli esseri umani nel mondo senza uomini del disegno di Andrea Büttner Trinkende Tiere, (Drinking Animals) by Friedbert Büttner (2007).
La mostra epilogo di Reversibility - A Theatre of De-Creation si apre con la performance di Esther Ferrer Intimo e personale che ha luogo nel qui e ora, ma che ci riporta anche al contesto politico della Spagna franchista del 1967, quando fu ideata. Le istruzioni di questo lavoro prevedono di prendere le misure di un corpo (sia esso maschile o femminile), esposto nudo davanti a un pubblico. Le dimensioni ricavate da questo studio carnale sono riportate sul muro dello spazio espositivo dove è disegnato il contorno delle parti anatomiche, e sono poi convertite in calcoli numerici enunciati al pubblico.
Il percorso della mostra, scandito dalle opere descritte in precedenza, si chiude con il video di Martha Rosler Semiotics of the Kitchen del 1975, presentato su un monitor posizionato nel magazzino, in mezzo agli attrezzi di montaggio delle mostre. Nel film, realizzato nella sua cucina di casa, Martha Rosler è di fronte al piano di lavoro ed enuncia, a voce alta, un abbecedario a partire dai nomi degli utensili da cucina. L’artista dimostra l’utilizzo di ogni utensile, maneggiandolo anche più volte, per restituirgli la propria carica erotica e carnale.
In termini di appartenenza al mondo (ma non secondo le categorie dell’arte) niente distingue queste due esperienze che sono entrambe performative, anche se una è prodotta in tempo reale in mezzo a un pubblico, mentre l’altra è restituita in differita dall’ambiente domestico. Ciò che le distingue è solamente il ritmo, lento e veloce, nello stesso intento di rottura con la filiazione e il genere a vantaggio di un’alleanza tra intimità e collettività.
ELENCO DELLE OPERE
Isidoro Valcárcel Medina
No Necesita Titulo
1990 Madrid - 2012 Milano
Installazione
Courtesy l'artista
Sanja Ivekovic
BIRRA, AMORE E FANTASIA/”OH” u OHA
1975-76
dalla serie “Sweet Life”
carta e photo montage
Courtesy Generali Foundation Collection, Vienna
Felix Gonzalez-Torres
Untitled (A Corner of Baci)
1990
cioccolatini Baci, 19 kg
Courtesy The Museum of Contemporary Art, Los Angeles
Esther Ferrer
Intime et personnel
1970
performance
Courtesy l'artista e FRAC Lorraine
Andrea Büttner
D. Roth and M. Kippenberger Are Meeting at the Bridge of Sighs
2006
xilografia su carta
Courtesy Hollybush Gardens, Londra
Emilie Parendeau
A LOUER # 8
JIRI KOVANDA
UNTITLED, 2008
LAWRENCE WEINER
IN AND OUT. OUT AND IN. AND IN AND OUT. AND OUT AND IN., 1971
Courtesy gb agency, Parigi e Ghislain Mollet-Viéville Collection / Mamco, Ginevra
Andrea Büttner
Trinkende Tiere, (Drinking Animals) by Friedbert Büttner
2007
4 x A4, matita e penna a sfera su carta
Courtesy Hollybush Gardens, Londra
Slaven Tolj
Vracam se za 5 minuta (Come Back in 5 Minutes)
2010
c-print
Courtesy l'artista
Teresa Margolles
Plato de Fruta
2004
ceramica
Courtesy l'artista Galerie Peter Kilchmann, Zurigo
Jiri Kovanda
Bez názvu (Ohne Titel / Untitled)
2009
bottiglia di cognac, versata in un angolo remoto dello spazio espositivo
Courtesy l'artista e gb agency, Parigi
Ben Kinmont
Congratulations
1995
Courtesy l'artista
Martha Rosler
Semiotics of the Kitchen
1975
video b/n, sonoro, 6:09 min.
Courtesy FRAC Lorraine e Electronic Arts Intermix, New York
Marcello Maloberti
Cleopatra
2012
cartoline, pacchetti di sigarette
Courtesy l'artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano
Santiago Sierra
Collection of Rotten Vegetables to Be Suspended at the Entrance to the Subway. Central de Abastos Market and Glorieta de Insurgentes. Mexico City, Mexico, May 1996
1996
c-print
Courtesy Prometeogallery di Ida Pisani Milano/Lucca

















